NAMED “L’età non conta. Elisir di lunga vita fra illusione e realtà. Controlled Aging ”

Risultato immagini per named azienda farmaceuticaNell’antichità vi era un’alta considerazione della figura dell’anziano e il processo dell’invecchiamento era generalmente considerato fisiologico. ≪A partire dall’evo moderno, il rapporto tra medicina e invecchiamento cambia radicalmente. La vecchiaia inizia ad essere considerata come un processo patologico, un decadimento progressivo che deve essere combattuto come una malattia attraverso trattamenti specifici. Al tempo stesso, il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione porta ad un progressivo e graduale innalzamento dell’aspettativa di vita delle persone. All’interno dei sistemi di welfare degli stati, entra il concetto di tutela della vecchiaia con l’introduzione dei sistemi previdenziali≫. Inizia così l’excursus del Dr. Michele Augusto Riva, Ricercatore di Storia della Medicina al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

È in questo periodo che si iniziano a sviluppare i primi approcci terapeutici anti- aging perchè diventa evidente, non solo a livello del singolo individuo, ma della società e dal punto di vista dei costi previdenziali e sanitari connessi all’emergere di questa nuova fascia di popolazione “over60”, che “il pericolo di vivere male è maggiore del pericolo di morire presto” (Seneca).

La ricerca di un “elisir di lunga vita”, che inizia nel XVI° secolo, non ci ha mai abbandonati ed oggi la ricerca contemporanea dedica molte energie alla formulazione di molecole e ritrovati che possano allontanare l’invecchiamento ed i suoi segni.

Si parla ormai da tempo del ruolo dello stress ossidativo nel determinare l’aging ma se ne parla ancora poco in quanto fattore scatenante e corresponsabile della genesi di patologie invalidanti e croniche legate all’invecchiamento: di fatto il permanere di uno stato di stress ossidativo agisce negativamente su tutte le funzioni del nostro organismo, non solo sui segni più esteriori. Le regine dello stress ossidativo sono le specie reattive dell’ossigeno (ROS), che si formano all’interno delle nostre cellule; prevalentemente, anche se non esclusivamente, a livello del mitocondrio.

Un’elevata produzione di ROS non compensata da adeguati sistemi antiossidanti fisiologici – e il conseguente accumulo degli stessi all’interno di organi e compartimenti – porta a uno stato di stress ossidativo, che conduce a livello cellulare sia alla morte cellulare (apoptosi) sia a uno stato di senescenza. A livello dell’intero organismo lo stress ossidativo prolungato è stato associato a patologie gravi come tumori e malattie neurodegenerative, che a loro volta risultano legate a doppio filo al processo di invecchiamento.

Cosa significa quindi invecchiare “bene” oppure “male”? Poter evitare, oltre alle rughe, soprattutto malattie invalidanti la cui diffusione cresce di pari passo con l’invecchiare della popolazione. La medicina ora punta sempre più sul “controlled aging”, nuova frontiera antiaging. Controllare la naturale tendenza all’invecchiamento, limitando l’azione pro-ossidativa dei ROS, diventa fondamentale non solo per combattere i segni più evidenti che il tempo lascia sulla nostra pelle – le rughe, le macchie, etc…-, ma soprattutto per poter sfruttare al meglio e in salute quella che in Giappone chiamano la “seconda giovinezza” e che arriva insieme al 60°compleanno. A livello statistico, i giapponesi sono la popolazione più longeva al mondo mentre gli italiani sono al secondo posto. Perchè? Sicuramente l’alimentazione gioca un ruolo determinante in fatto di longevità. Tra i molti segreti degli orientali, anche il consumo quotidiano di cibi fermentati; conosciamo tutti il sakè, la salsa di soya, o la zuppa di miso, ma la dieta nipponica ne prevede molti altri e la tecnica di fermentazione di alcuni alimenti è una tradizione antica e ben radicata non solo in Giappone. Oltre un secolo fa il Premio Nobel Ilie Metchnikoff dichiarò, in base ai propri studi, che la longevità di alcune popolazioni dell’Europa orientale fosse dovuta all’utilizzo di cibi fermentati.

La fermentazione nasce come metodo per la conservazione degli alimenti, utilizzato fin dall’antichità. Il vino e la birra sono classici prodotti ottenuti da fermentazione alcolica. ln assenza di ossigeno, alcuni microrganismi agiscono sugli zuccheri trasformandoli in composti ad azione conservativa. I fermenti che agiscono sono le muffe, i lieviti e i batteri. Attraverso la fermentazione, gli alimenti subiscono un processo che, oltre a modificare l’aspetto e il gusto del cibo, ne aumenta la conservabilità e la digeribilità. Come risultato di questo interessante ed antico processo, si ottiene un prodotto finale diverso da quello originale, di cui vengono modificati il profilo organolettico e la composizione nutrizionale: si formano acidi che, abbassando il pH dell’alimento, inibiscono lo sviluppo dei microrganismi nocivi, ma anche il contenuto vitaminico dei cibi aumenta, e varia il profilo enzimatico. Si formano, ex-novo, molecole che nell’alimento originario non erano presenti: è questo il caso della Papaya fermentata FPP® (Fermented Papaya Preparation), che sotto il brand Immun’Age® viene distribuita in tutto il mondo. Tra gli integratori più noti ed imitati degli ultimi decenni, solo la versione originale, prodotta dall’azienda Osato e distribuita in Italia da Named, può vantare qualità testate da studi internazionali.

Grazie ad un processo brevettato ed unico di fermentazione di 10 mesi il frutto acerbo della Carica papaya Linn non OGM, viene “trasformato” da frutto multivitaminico in vero e proprio composto antiossidante e immunomodulante che, come da recentissima ricerca, è anche in grado di attivare la produzione di ATP a livello mitocondriale e quindi fornire energia subito pronta al cervello, un nuovo campo d’indagine, quest’ultimo, ancora tutto da approfondire.

Le virtù della Papaya fermentata FPP® originale “made in Japan” che viene studiata da ORI (Osato Research Institute), sono note da tempo anche alle nostre latitudini, ma le continue ricerche sugli effetti di questo estratto fermentato ci offrono nuove conferme.

Dopo uno studio del 2016 in cui si valutava la capacità protettiva di FPP® contro lo “skin aging” e da cui emergeva come FPP® fosse in grado di ridurre l’invecchiamento cutaneo aumentando le naturali difese antiossidanti della pelle (Experimental and Therapeutic Medicine, 2016), è stato recentemente pubblicato sulla rivista Antioxidants uno studio tutto italiano [Beneficial
Effects of Fermented Papaya Preparation (FPP®) Supplementation on Redox Balance and Aging in a Mouse Model
, Logozzi et al., Antioxidants 2020] che dimostra in vivo le capacità antiossidanti di FPP®-Immun’Age®. Come spiega il Dr. Stefano Fais, dirigente di Ricerca presso il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare all’Istituto Superiore di Sanità, ≪i risultati sono sorprendenti perchè valutano positivamente l’azione di FPP® sulla lunghezza dei telomeri. I telomeri sono la parte finale dei cromosomi, composti di DNA altamente replicato, che serve a “proteggere” il cromosoma, e che si accorciano ad ogni duplicazione, andando a definire l’età della cellula, la sua durata. Man mano che invecchiamo, i telomeri si accorciano, duplicazione dopo duplicazione, rendendo più fragili le nostre cellule e maggiormente esposte al deterioramento. La nostra ricerca testimonia come la somministrazione di FPP® induca un aumento dell’attività telomerasica oltre ad un aumento della lunghezza dei telomeri. A livello generale viene osservata anche una marcata azione antiossidante, in particolare mediata da GSH (glutatione, un tripeptide con proprietà antiossidanti). Avevamo già esplorato, grazie a un precedente studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Cancers [Oral Administration of Fermented Papaya FPP® Controls the Growth of a Murine Melanoma through
the In Vivo Induction of a Natural Antioxidant Response
, Logozzi et al., Cancers 2019], gli effetti di FPP® sia nella prevenzione sia nel trattamento dei tumori correlati alla risposta sistemica antiossidante; lo stress ossidativo, infatti, sembra avere un ruolo determinante nello sviluppo di tumori legati all’invecchiamento. In quello studio abbiamo evidenziato una riduzione della crescita tumorale e dei livelli plasmatici di ROS con aumento, invece, del livello di antiossidanti, di GSH e SOD-1 a livello plasmatico≫.

L’aging è in effetti un processo naturale, al quale tutti andiamo incontro, determinato da meccanismi endogeni legati al DNA in associazione a cause esterne ed ambientali. Invecchiamo per il semplice fatto di vivere, ma alcuni invecchiano “meglio” di altri, conservando lucidità e buona salute fino alla tarda età. Anche il nostro cervello invecchia, secondo un processo che coinvolge tutti gli altri organi: per pensare, per camminare, per vivere, consumiamo ossigeno ed energia e, così facendo, inneschiamo una produzione di radicali liberi (ROS) che, se eccessiva, può velocizzare e acutizzare il normale excursus dell’aging e portare, in un circolo vizioso, l’insorgere di patologie quali Alzheimer, Parkinson, tumori, etc…

Come sottolinea il Dr. Stefano Erzegovesi, Direttore del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele del Gruppo San Donato, ≪Il nostro cervello pesa solo il 2% dell’intero corpo, ma consuma il 20% dell’energia e dell’ossigeno totali, attivando, quindi, un’abbondante produzione di ROS. Ecco perchè l’alimentazione è così importante nel processo dell’aging: gli alimenti vegetali, variamente combinati per tipologia, caratteristiche e varietà, sono in grado di attivare la risposta antiossidante, andando a compensare la produzione di ROS in circolo. In modo particolare, l’apporto di polifenoli e fibre, ad es. attraverso l’assunzione di cereali integrali, legumi, verdure e frutta, supporta il benessere del cervello garantendo la giusta quantità di fitoestratti antiossidanti e tenendo sotto controllo in questo modo l’aging.

Oggi sappiamo molto bene come l’intestino sia di fatto un “secondo cervello”, sede delle difese immunitarie, esposto a stress di ogni tipo, in modo particolare quello ossidativo. In questo scenario le fibre, aiutando la produzione di acidi grassi a catena corta, agiscono a livello sistemico – cervello compreso -, ed aiutano i 100.000 miliardi di

batteri che compongono la flora intestinale a far proliferare le specie più amiche della nostra salute. La Papaya fermentata, grazie al processo di fermentazione, migliora il microbiota intestinale, favorendo i batteri “amici” probiotici ed aumentando la biodisponibilità dei polifenoli naturalmente presenti nel frutto. Inoltre, alcuni studi scientifici hanno evidenziato un effetto regolatore della papaya sul fattore di trascrizione intracellulare Nrf2, uno dei fattori direttamente coinvolti nella produzione di molecole antiossidanti≫.

Oggi, quindi, come anticipa la Dr.ssa Evelina Flachi, nota nutrizionista e giornalista, nel suo libro “Le dieci mosse antietà” che uscirà a marzo per Cairo Editore, ≪Studi scientifici dimostrano che è possibile trasformare l’invecchiamento, specie se precoce, in longevità, principalmente con l’alimentazione e lo stile di vita. Vi è una differenza fondamentale tra vecchiaia e longevità: la vecchiaia come condizione fisica di debilitazione e inattività che ha come conseguenza la dipendenza dagli altri; la longevità come caratteristica di chi vive a lungo mantenendo una buona condizione fisica e, quindi, la possibilità di una vita autonoma. Ecco allora per concludere i 10 consigli “pro- longevità”: 1. Mangiare bene e sano; 2. Moderare le porzioni; 3. Consumare cibi di qualità e sicuri; 4. Seguire il Five a day; 5. Bere nel modo giusto; 6. Curare il benessere fisico; 7. Promuovere il benessere emotivo; 8. Coltivare il benessere sociale; 9. Sviluppare il benessere intellettivo; 10. Favorire il benessere spirituale≫.

Perchè l’aging è il risultato di molte componenti e di diversi fattori che interagiscono e la longevità non è più un miraggio ma un insieme di azioni sempre più legate all’auto- consapevolezza e allo stile di vita.