“Casalinghi disperati”, uomini alla riscossa. Quattro separati e una capanna. Funzionerà?

Convivenza e condivisione. Un gruppetto di ex mariti abita sotto lo stesso tetto, trovandosi a spartire le incombenze domestiche ma anche i fallimenti coniugali. Tra spazzoloni e sfoghi, un ritratto scanzonato di una realtà sociale sempre più diffusa, interpretato con brio da un cast brillante. In scena dal 7 al 24 novembre. Il focolare regno esclusivo delle donne? Dimenticatevene. Quattro uomini, accomunati dal fatto di essere separati, rimescolano le carte in tavola. Sotto lo stesso tetto tutto sembra funzionare alla perfezione: equa divisione degli spazi, dei compiti e delle faccende domestiche. Chi pulisce, chi fa la spesa al supermercato, chi cucina… Una macchina oliata a puntino, se non fosse per… lo spettro (nemmeno troppo etereo)delle rispettive ex mogli. Si ride tanto grazie alle battute frizzanti e irriverenti, ma lo sguardo con cui si analizza una situazione comune a sempre più persone è attento e sensibile. Ancora una volta, al Martinitt si affronta con garbo e ironia un tema non solo delicato, ma che appartiene o potrebbe appartenere a tutti.
CASALINGHI DISPERATI di Cinzia Berni e Guido Polito, diretto da Diego Ruiz. Con Nicola Pistoia (Attilio), Gianni Ferreri (Giulio), Max Pisu (Alberto) e Danilo Brugia (Luigi). Produzione Carpe Diem. Aiuto Regia Manuela Perfetti, Scene Mauro Paradiso, Musiche Stefano Magnanensi, Disegno Luci Fabrizio Sensini, Costumi Martina Cristofari. Quattro uomini e un solo appartamento. Si possono dividere gli spazi e anche le faccende domestiche, si possono condividere rimpianti e rancori, ma la convivenza tra casalinghi disperati non è lo stesso facile. Soprattutto se la casa è ingombra… dei fantasmi delle ex mogli. Un’istantanea frizzante e scanzonata di una realtà sociale sempre più attuale

Il Martinitt Un teatro entusiasta, dai grandi numeri (oltre 40.000 spettatori lo scorso anno e oltre 2600 abbonamenti in 10 stagioni), che crede davvero nei talenti –consolidati o emergenti- della moderna drammaturgia di casa nostra. Riflettori sempre puntati però anche sulla danza. Al quartiere, infine, il Martinitt ha regalato anche il cinema che mancava.