TRE VITIGNI DELLA CAMPANIA PROTAGONISTI DI “CAMPANIA FELIX” PRIMO INCONTRO DEL CICLO “AUTOCTONI A MILANO ”

Carlo Schettino, titolare di Winedrops: “Con questa iniziativa vogliamo offrire
la giusta visibilità a vitigni dalle grandi potenzialità e alle Cantine che li coltivano”ricavandone delle vere e proprie perle della vitivinicoltura italiana”

Pallagrello, Casavecchia, Caprettone del Vesuvio: tre vitigni autoctoni della viticoltura campana, dalle grandi potenzialità ancora non completamente espresse, sono stati protagonisti di “Campania Felix” (come la chiamavano gli antichi romani), primo incontro del ciclo “Autoctoni a Milano”, ideato e organizzato da Winedrops, realtà specializzata nella ricerca e nella commercializzazione di vini provenienti da uve originarie delle varie regioni italiane.

Le tre uve che hanno presentato, attraverso la degustazione di cinque vini, costituiscono la prova concreta della ricchezza del nostro panorama ampelografico, dalla quale può partire la definitiva affermazione dei vini italiani anche a livello internazionale”.

Nel corso della presentazione si è degustato le produzioni di due Aziende, giovani ma con radici e valori ben piantati nei rispettivi territori:

Cantina di Lisandro, opera nell’alta provincia di Caserta. e Casa Setaro, situata alle falde del Vesuvio, in provincia di Napoli.

Due cantine accomunate dal desiderio di affermarsi attraverso la produzione di vini di eccellenza”. La rassegna “Autoctoni a Milano” è destinata a dare vita a un percorso di esplorazioni che si snoderà per tutte le regioni d’Italia: i prossimi appunti previsti saranno dedicati in giugno al Veneto (provincie di Venezia e di Verona) e in luglio alle Marche.

Winedrops opera dal 2012, nel settore della distribuzione di vini, con l’innovativa formula del conto vendita, coinvolgendo a oggi circa 50 cantine di tutta Italia con prodotti autoctoni e con una rete di altrettanti clienti professionisti della ristorazione su Milano. Oggi Winedrops ha una logistica in prossimità di Milano e raggiunge i propri Clienti entro 48h. Obiettivo di Winedrops è soprattutto quello di riuscire a offrire ai propri Clienti-Operatori, vini indigeni monovarietali.Risultati immagini per vigneti casa setaro

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A Castel Campagnano i coniugi Rosa Fusco e Almerigo Bosco, hanno fondato nel 2006 la Società Agricola Poderi Bosco, impiantando 10 ettari di vigneto a Pallagrello e Casavecchia.

Ma l’attività ha origini molto più lontane. Tutto fu iniziato infatti da Alessandro Fusco, bisnonno di Rosa, da tutti chiamato don Lisandro, il quale ebbe in dote per il suo matrimonio, nel 1907, sei botti di vino che gli consentissero di aprire una vineria a Casolla con una profonda cantina scavata nel tufo grigio. In breve, la Cantina di Lisandro si sviluppò, trasformandosi in un emporio, che fu tenuto in attivo fino ai primi anni Novanta.

Cento e più anni dopo le sei botti iniziali sono diventate il marchio del progetto moderno: un’azienda vitivinicola con una vigna propria.

Il vitigno Pallagrello

Il Pallagrello è un vitigno con due varietà: a bacca bianca e a bacca nera. Secondo la versione prevalente, il suo nome deriva dalla forma perfettamente sferica degli acini (simili quindi a piccole palle, ovvero “pallarelle”). Secondo altri, il nome proviene dal graticcio (“pagliarella”) sul quale i grappoli venivano posti ad appassire.

Nell’Ottocento il Pallagrello era reputato tra i vitigni più pregiati della regione. Purtroppo però, all’inizio del secolo scorso le sue vigne furono drammaticamente danneggiate dalla fillossera, che ne provocò la rapida scomparsa e il successivo oblio, per molti decenni: nonostante i suoi pregi, il Pallagrello fu per decenni utilizzato come uva da taglio. La sua nuova valorizzazione è iniziata solo nella metà degli anni Novanta.

In passato la coltivazione del Pallagrello nero era accertata, oltre che lungo il fiume Volturno, in buona parte della Campania, nei pressi di Venafro (nel vicino Molise) e più raramente in Calabria. Il suo habitat odierno è ristretto alla provincia di Caserta, in prevalenza nei comuni di Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso.

Il Pallagrello è vitigno vigoroso e fertile, ma al tempo stesso poco produttivo perché i suoi acini sono piccoli e leggeri. Tradizionalmente era allevato a raggiera, ma i vigneti odierni, a spalliera, sono più razionali.

Il Pallagrello bianco ha un grappolo cilindrico e alato, abbastanza piccolo. Anche l’acino è piccolo, di forma rotonda e di colore giallo-verde. Arriva a maturazione tra la seconda e la terza decade di settembre, con buona resistenza alla botrytis se non viene troppo ritardata la raccolta.

Il grappolo del Pallagrello nero invece è piccolo, cilindrico, senza ali e abbastanza spargolo. L’acino è piccolo, sferico, con buccia spessa di colore blu nero. L’epoca di maturazione cade di solito tra la seconda e la terza decade di ottobre.

Il Pallagrello dà origine a vini di spiccata tipicità, con media alcolicità, con acidità equilibrata e gusto ampio, abbastanza tannico ma non particolarmente adatto all’invecchiamento.

Il Lancella 2017, da uve Pallagrello bianco in purezza, è sottile e poliedrico: al palato racconta di un’intensa sapidità, ben sorretta da una buona spalla acida.

Il Pallagrello nero invece da origine al Nero di Rena 2015, che nasce su suoli sabbiosi: la maturazione avviene parte in acciaio, parte in legno e parte in anfora; profuma di piccoli frutti scuri e ha cenni floreali di bella eleganza.

Il Terzarulo 2017 infine è il blend autoctono di casa, da Pallagrello nero e Casavecchia: si presenta con un bouquet speziato e intenso con sentori di violetta, more, carruba e pepe; in bocca è ricco e piacevole, percorso da buon tannino e ottima sapidità.

Il vitigno Casavecchia, diffuso soprattutto in provincia di Caserta, trae il proprio nome, secondo tradizione, dal fatto che fu scoperto in un vecchio rudere – ’a casa vecchia – ove ne fu rinvenuto agli inizi del ‘900 un vecchio ceppo sopravvissuto alle epidemie di oidio e fillossera. È possibile che coincida con l’uva del vino Trebulanum, forse proveniente dall’insediamento di Trebula Balliensis (Treglia, frazione di Pontelatone), citato da Plinio il Vecchio nel XIV libro della Naturalis Historia e bevuto dai legionari dell’antica Roma.

Il Casavecchia ha un grosso e lungo grappolo spargolo, con acini dalla buccia rossa e scura, quasi nera.

I vitigni danno origine alla doc “Casavecchia di Pontelatone”, al cui vino (nelle tipologie “Rosso” o “Riserva”) queste uve devono contribuire per almeno l’85% (il restante 15% è conferito da coltivar rosse approvate dalla Regione Campania). L’affinamento per la tipologia “Rosso” deve essere di almeno due anni, di cui almeno uno in legno, mentre, per la tipologia “Riserva”, si prevede un affinamento di tre anni, di cui almeno 18 mesi in legno. Di colore rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, al naso il Casavecchia si presenta intenso, persistente, caratteristico; al palato è secco, sapido, giustamente tannico, morbido e di corpo.